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Magazine online di Orzinuovi

Bassa Voce

Scritto da Agostino Garda

Ne valeva la pena

Settembre 21 2016

Ho scritto questa storia pensando a un’amica a me molto cara. E’ una persona che conosco da circa trent’anni, alla quale sono legata da un’amicizia sincera. Si è guadagnata un importante ruolo nella vita e nel foro, con la forza del suo studio e del suo grande impegno, ha lottato per mantenere difficili posizioni, a volte sola, contro quasi tutto e quasi tutti. Ho visto le sue scelte sul campo, erano azioni e non parole. Ho misurato quanto le ha pagate.

Desidero raccontare, senza scendere in eccessivi tecnicismi giuridici del caso e delle sue procedure, i sentimenti che prova chi si dice ‘abbia coraggio’: nessuno combatte volentieri, nessuno lo fa a cuor leggero, nessuno trova facile l’opposizione a un ordine costituito. E’ sicuramente più semplice seguire la corrente e da essa farsi trasportare. Questo libro racconta che in qualcuno prevale, di fronte ad un bivio importante, un forte senso del dovere, che viene interpretato, troppo banalmente, come assenza di paura. Molto spesso, anche se non sempre, questo qualcuno è donna: non teme la verità, la guarda in faccia e non si cura di troppe convenzioni. Credo che, in generale, ci si dovrebbe arrendere di più all’antico senso di giustizia che, se diffuso e sentito, potrebbe renderci liberi e elevare noi e questo nostro disastrato paese. Che, non dimentichiamolo, non è nostro: lo stiamo vivendo come se lo possedessimo, ma lo dovremo, prima o poi, consegnare ai nostri figli e alle generazioni che verranno dopo di noi.
Paola Cominotti


PREFAZIONE

Strano modo questo di pensare un titolo in forma di domanda, con regolare punto interrogativo alla fine. “Ne valeva la pena...di far che?” Man mano che la narrazione si irrobustisce, pagina dopo pagina, si comprende davvero come la questione non sia di poco conto e che lasci aperte diverse possibilità di risposta, così com'è per ciascun PENSANTE nel fluire dei giorni della vita. Certo è che la domanda va posta perchè, forse oggi più di ieri, talmente presi dalla frenesia madre della superficialità, troppo spesso non ci chiediamo il senso dei gesti che compiamo e, purtroppo, neanche le ragioni delle scelte, anche importanti. La moda dominante parrebbe essere quella di stare nella scia della tendenza che è conformismo, comodità, confortante certezza di non esclusione. Anna, protagonista forte e tenera di questa avvincente storia, si interroga se “ne valga la pena” più di una volta. E' magistrato ormai da cinque anni in una città di mare. Brillante, giovane, apprezzata, single per scelta, ha davanti a sé una carriera promettente. Porta sulle spalle una formazione avviata in famiglia, ancor da bambina, in cui i principi morali, il senso del dovere, l'essere in pace con la propria coscienza sono i capisaldi della vita. Talvolta pesano come zavorra ingombrante perchè bloccano la corsa al successo, perchè obbligano a rinunce difficili da sostenere, dal prezzo altissimo. Anna alterna momenti di dubbio a squarci di convinzione che trovano fondamento proprio in quei cardini indelebili ed immutabili nelle coscienze. Lei ascolta la sua coscienza anche quando lo scoraggiamento per un amore finito perchè non ha saputo o voluto essere “abbastanza lieve”, le fa capire che per l'altro, cardiologo alquanto preso da sé, doveva essere solo leggera come un gioco. Anche quando sa con certezza che denunciare il Presidente, corrotto falsificatore di sentenze camuffato da vittima, la condannerà all'incomprensione, all'ostracismo perchè è l'intero sistema ad essere malato di una malattia che si tollera, si accetta e perfino si appoggia. Tanto questo è l'andazzo, per tutti. Chiediamo sempre lo scontrino? Anna va avanti perchè lei non teorizza sulle raccomandazioni da aborrire. Non le chiede e basta. Si oppone ad una magistratura collusa con i poteri forti perchè a quest'ultimi non chiede nulla, nemmeno al suo vecchio professore che la ignora quando viene a sapere che lei ha “osato” ribellarsi al sistema. La denuncia di Anna verrà archiviata? Così viene proposto. Ma il Pubblico Ministero è tosto! Non conta il risultato, conta la determinazione di questo Don Chisciotte in toga. Vale la bravura dell'autrice Paola Cominotti, ora editore e qui alla sua seconda opera come scrittrice. Dipinge con sapienza diversi mondi: quello della magistratura, della capitale, della famiglia, delle amicizie. Sono proprio gli amici i comprimari dell'azione. Quelli autentici divengono oasi di sicurezza e di ristoro, gli altri macchiette di emblematica meschinità, come Massimiliano, collega e solidale fino al punto in cui nulla si rischia, poi, fatti i conti e valutato il tornaconto, arrivista e maestro del politicamente corretto. L'autrice dichiara di scrivere pensando a un'amica. E' forse lei la Stefania che sa raccogliere con garbo e discrezione le confidenze di Anna? Non si vedono spesso, ma si capiscono ad un cenno di voce, ad un colpo di tosse, nei piccoli gesti. La Cominotti indaga e rappresenta le sfumature psicologiche degli attori della scena e ne narra il percorso con eleganza formale, con incedere avvincente, offrendoci perfino pagine di ampi squarci descrittivi di persone, ambienti, paesaggi, emozioni e sentimenti che sconfinano nel liricamente poetico. Alla fine, caro libro titolato “NE VALEVA LA PENA?” Rispondo di sì. Ti ho letto volentieri, ne è valsa la pena.
Agostino Garda


Edizioni Angolazioni
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Ultima modifica il Venerdì, 23 Settembre 2016 23:37

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