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Magazine online di Orzinuovi

Bassa Voce

Scritto da redazione
in Musica

A Aqualunga Massimo Dellanilla in concerto - presentazione dell’album AQUA

Luglio 09 2017

Una serata estiva da condividere, riaprendo e riscoprendo il parco e il palazzo settecentesco di Acqualunga che fu dei Della Volta, ora di proprietà comunale. L’invito a scoprire le composizioni di Massimo Dellanilla (nome d’arte di Massimo Gabanetti, vedi note in allegato), artista gabianese con la passione per la pittura e la musica.

La serata è introdotta da Stefano Alghisi, musicologo e fumettista, per poi lasciare spazio alle sonorità ed emozioni selezionate da Luigi Voltolini (Dj Volto) e Michele Turotti (Dj Loop Looper). La manifestazione avviene in un parco settecentesco che declina sulla valle dell’Oglio, si consiglia ai partecipanti di portarsi una stuoia o un cuscino per poter stare comodamente sull’erba. Il Consiglio di Frazione di Acqualunga con i volontari, presieduti da Caterina Baronchelli, allestiranno un servizio ristoro, pane e salamina, birra, pirlo, bibite per accompagnare il picnic notturno di questa notte di mezza estate. Il giorno dopo saranno ancora impegnati per la Festa della Maddalena, la tradizionale sagra estiva di Acqualunga: le tavole riempiranno la suggestiva piazzetta, se volte un posto per sabato 15 è consigliata la prenotazione telefonando al numero 329 1873534.

Per l’occasione il Palazzo Della Volta sarà aperto alle visite gratuitamente, mostrando il museo di cultura locale curato da Dario Ghirardi e il museo ornitologico “Serafino Fiamenghi”.

ingresso libero
bibite panini birra
munitevi di stuoia/coperta/cuscino per accomodarvi nel parco
parcheggio libero
visita gratuita Palazzo Della Volta
evento facebook: https://goo.gl/aUx2qN

info organizzazione:
Gianluca Bono 349 5604675
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Massimo Dellanilla

Nome d’arte di Massimo Gabanetti, nato a Lumezzane 45 anni fa, si diploma con lode all’Accademia di Bella Arti di Brera, abita a Borgo San Giacomo; alla pittura e decorazione associa la passione per la musica e la scrittura, per l’incisione e la liuteria, facendo proprie le parole di Bruno Munari: “L'arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nelle forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi.” Crebbe in una terra, dove nell'aria era forte l'odore delle fabbriche, mitigato dal profumo dei boschi. L'odore di officina entrava anche in casa con i vestiti dei genitori, odore che nel tempo imparò ad apprezzare, perché come ebbe a dire: "era l'odore del sacrificio onesto del lavoro". Il battere vigoroso della pressa, il sovrapporsi dei suoni delle macchine che fresavano e tornivano, il sibilo dei motori, gli sbuffi dei compressori, lo sferragliare dell’officina, generavano i primi concerti ai quali, bambino, assistette nella piccola torneria, ubicata sotto casa. I primi ascolti musicali avvennero in anni in cui ancora c'erano le radio libere, e Billy, un cugino di secondo grado animava una di queste, aprendo un programma domenicale di dediche, utilizzando come sigla di inizio, ”oxigène”, di Jean Michel Jarre. Fu il primo viaggio psichedelico che fece, senza dover assumere alcuna sostanza. Erano anni in cui i Disc Jockey parlavano poco. E parlavano a ragion veduta di musica, per presentare i dischi della loro personale collezione, e moderni profeti, erano investiti da una suprema missione. Bei tempi quelli! In quegli anni i bambini ascoltavano i 45 giri con gli ultimi mangiadischi Penny o Corallo, prima di incastrare irrimediabilmente il tasto di espulsione del disco, mentre facevano la loro comparsa le musicassette che generavano senza volerlo una nuova funzione per le biro “Bic”. All'oratorio il juke-box suonava gli ultimi successi. Massimo ascoltava i vecchi dischi degli anni '60 appartenuti ai genitori e agli zii, abbandonati in un polveroso baule che stava in solaio. La radio intanto passava la contemporanea produzione musicale, tra canzoni d'autore e disco music, strascichi di prog e melodie del bel canto che non demordeva. Il punk intanto scombinava le carte in tavola e poi arrivava prepotente la "nuova onda". E ricorda che a carnevale i ragazzini si vestivano da “punk”, con jeans stracciati e scarabocchiati, e con le creste colorate in testa e i bracciali con le borchie. Ragazzetti prepotenti e dispettosi. Lui si vestiva da indiano pellerossa. Se gli chiedete cosa ricorda della musica che apprezzava quel Massimo bambino, snocciolerà senza arrossire canzoni come “l’angelo azzurro”, “montagne verdi” o “rain and tears”, e se lo cogliete in un momento di buon umore, ve le canterà, ricordandole ancora perfettamente! I primi ascolti veramente consapevoli, avvennero quando una certa estetica rock, catturò l'attenzione dell'adolescente Massimo, che cresceva assieme alla sua irrequietezza e ai suoi capelli. Disse: “Se devo citare un episodio che probabilmente fece scaturire la scintilla che poi lentamente avvampò, fu la visione , quand’ero ragazzino, del concerto detto “ dei beduini”, di Dylan e Band. Ecco, quello fù un’epifania, e Dylan era il quarto remagio che portava in dono la poesia.” Una cosa tira l'altra: esplorò così il rock, ascoltando i Pink Floyd e gli E.L.P., ma anche Bob Marley e i Police, senza farsi mancare una buona dose di AC/DC che contribuivano a rimescolare con energia gli ormoni in rivolta di un gruppo di amici adolescenti, che si trovavano in una cantina che era il loro covo, sotto lo sguardo profondo di Jim che occhieggiava da una parete tappezzata da una vasta collezione di sottobicchieri di birra. In quella cantina fecero la loro comparsa i primi strumenti musicali, tra cui una batteria senza capo ne coda, talmente scombinata che non potè mai essere suonata! Esplorò il blues, sia quello elettrico che quello primitivo; ma anche la psichedelia e il rock nelle sue varie sfaccettature. Al contempo approfondiva il buon cantautorato italiano. E sarebbe uno spreco di inchiostro fare un elenco di nomi, fin troppo scontato. Imparò a suonare la chitarra da autodidatta, anche se come tiene a precisare, non si può dire che imparò mai veramente. Le prime esperienze musicali le condivise con alcuni amici, formando la band “I Circus”, con i quali si cimentò nell’esecuzione di classici del Rock. Desideroso di esprimere quello che aveva dentro, si dedicò alle arti visuali, e al contempo manifestò l'esigenza di scrivere qualcosa di originale: nacquero così i primi acerbi pezzi, che solitamente venivano ascoltati soltanto dalle mura della sua camera. Con il gruppo si tentò anche di scrivere qualcosa, di cui probabilmente è rimasta traccia in qualche registrazione casalinga, o forse irrimediabilmente persa in un groviglio di nastro, che neanche la Bic riuscì a salvare. Ricorda anche di aver partecipato con loro, ad un concorso musicale in qualche sperduto oratorio della provincia, ma la manifestazione non arrivò alle fasi finali, perchè il cantante di un altro gruppo partecipante pronunciò la frase ingiuriosa: “Prete, baciami il culo!”. Il concorso venne sospeso. In anni recenti incoraggiato da un amico, rispolverò vecchi pezzi, e si dedicò con nuovo entusiasmo al corteggiamento della musa Euterpe. Con alcuni compagni d'avventura, radunati nel gruppo “Lacasadichiara”, e successivamente con il “Colorificio Cosmico”, propose il suo repertorio che si arricchiva man mano di nuove composizioni. Una continua sete di approfondimenti musicali e la fascinazione di musiche folkloristiche, lo avvicinano all’ascolto di Flamenco e Rebetika, di klezmer, Fado e Bossanova, della Chansonne francese e del jazz, trovando trasversalmente del bello in ogni genere. Del resto, un grande musicista diceva che non esistono generi musicali più o meno validi, ma solamente buona o cattiva musica.

Massimo Gabanetti
347 3232968
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https://www.facebook.com/massimo.gabanetti
https://www.youtube.com/channel/UCWi-SHoVRteqmJ-i-taAHwQ

Palazzo Della Volta - (Acqualunga)

Adagiata sopra una piccola collinetta dalla quale si può spaziare collo sguardo fino all’Oglio, ad Azzanello, Castelvisconti e Bordolano, sorge, tra il verde dei campi e il fresco delle acque del fiumicello Fratta, la borgata di Acqualunga.

Ai suoi piedi si stende una vasta zona fluviale, ricca sino a pochi anni fa di boschi, di paludi, di fitti canneti e di ottima selvaggina; è questa zona sabbiosa l’antico letto del fiume Oglio, il quale, spostandosi continuamente verso ovest e verso sud, ha lasciato questo territorio ora coltivato. Il palazzo che giace sulla sommità di questa piccola altura è noto come palazzo Della Volta dal nome della nobile famiglia che lo possedette sino al 1931 quando venne acquistato dal Comune di Borgo San Giacomo mentre non erano ancora trascorsi tre anni dall’aggregazione allo stesso del libero Comune di Acqualunga. Il palazzo si presenta con uno scenario molto suggestivo emergendo con la sua elegantissima mole sulle accentuate ondulazioni del terreno che sorgono nel mezzo della vasta pianura. Il palazzo è immerso in un parco delizioso che scende sino a lambire le acque della sottostante roggia Fratta.

Dovendo parlare della storia di questa costruzione, non è possibile farlo senza ricordare il suggestivo seppur ancora tanto misterioso passato di Acqualunga. Ritrovamenti archeologici venuti alla luce nell'Ottocento testimoniano l’esistenza di palafitte probabilmente di origine gallica o ligure. Ma Acqualunga trae le proprie origini nientemeno che da un campo fortificato romano, un "castrum" cioè, del 200 a.C. circa, posto a guardia del passaggio sull’Oglio a difesa della neonata colonia di Cremona contro il ritorno offensivo dei Celti Insubri e degli stessi Celti Cenomani, alleati in verità di Roma ma tutt’altro che fidati.

Dalla storia sappiamo con certezza che Acqualunga fu un “castrum”, piccola fortezza militare, con una guarnigione di soldati romani, coloni e indigeni, come fanno fede oggetti e monete del I° secolo a.C. e del I° secolo d.C., rinvenuti nella campagna circostante. Sono vasi di argilla cotta, anfore, piccoli monili metallici e un braccialetto di bronzo dorato identico a quello della Vittoria alata di Brescia. I Romani avevano occupato questo territorio nel 222 a.C., vincendo i Galli e portando il primo soffio di civiltà.

Passato il periodo romano (sicuramente l’abitato dell’Aqualonga romana giunse sino alla metà del quarto secolo) e dopo l’oscuro periodo delle invasioni barbariche, quando le ombre fitte ed impenetrabili dell’alto medioevo calarono ben presto sulla degradata colonia, Acqualunga spostò il suo epicentro, che prima era localizzato al di là della Fratta, sulla piccola altura dove attualmente sorge il palazzo dei Della Volta attorno ad un piccolo castello di cui l’odierna piazzetta della chiesa parrocchiale era la corte interna, mentre la chiesa stessa non era altro che la cappella del maniero.

Quando il castello dal secolo XVI cominciò a rovinare, sulle fondamenta delle sue mura sorsero diverse costruzioni, fra le quali quella conosciuta come Torre Emigli. Quest’ultimo edificio, con le sue fondamenta colossali, venne successivamente ampliato (nel 1600) da questa potente famiglia che, fra l’altro, fu nel 1300 e sin quasi a metà del 1400, feudataria di Borgo San Giacomo, giungendo ad occupare tutto il lato sud ed ovest dell’antico castello, trasformandolo da fortilizio qual era, in dimora signorile, conosciuta sino al secolo XVIII come Villa Emigli.

Nel 1800 il palazzo entrò nelle proprietà, attraverso passaggi intermedi meno significanti, dei nobili Della Volta che gli diedero la struttura e l’aspetto attuali. Alla famiglia dei Fé successero ben presto, nel dominio di Acqualunga, i nobili Emigli di Gabiano (l’attuale Borgo San Giacomo), i quali eressero nel ‘600 (come abbiamo visto) il loro maestoso ed imponente palazzo dalla sobria linea rinascimentale.

Il palazzo non ha più, a detta del Lechi, che lo descrive circa trent'anni fa, lo schema solito delle costruzioni bresciane di campagna. Vi è una facciata liscia a nord verso la piazzetta del castello ed una più interessante verso sud alta sul piccolo colle degradante verso l’Oglio. Esso presenta un corpo centrale, che corrisponde grosso modo all’antica Torre Emigli, con tre finestre incluse in quattro lesene di muratura, che salgono sino alla gronda a sostenere un leggero timpano a chiusura del frontespizio; altre tre finestre, simili alle centrali, aprendosi in ciascun lato, completano il prospetto nell’insieme piacevole. Non vi è ingresso carraio e neppure androne ma un porticato di servizio sul lato occidentale.

Uno scalone, con ringhiera girante, porta ai piani superiori. Ogni traccia di abitazione signorile è scomparsa. I soffitti, sicuramente un tempo decorati, vennero distrutti ed ovunque è scoperta la travatura rozza. Il Comune di Borgo San Giacomo ha utilizzato il grande palazzo, dopo la sua acquisizione nel 1931, per collocarvi l’Asilo e la Scuola Elementare di Acqualunga dando loro una sede più decorosa rispetto all’originaria che é rintracciabile in via Maggiore all’altezza della chiesetta del palazzo dei Fé d’Ostiani dove ancor oggi é visibile la scritta relativa alla vecchia scuola e dove, fra l’altro, in questo stesso edificio era alloggiato anche il Municipio autonomo del paese.

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Ultima modifica il Martedì, 11 Luglio 2017 03:12

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